Il populismo minaccia il funzionamento delle istituzioni liberali: riformarle per resistere

In Italia la sconfitta subita dai riformisti nel referendum costituzionale del Dicembre 2016 ha impedito di mitigare la crisi delle istituzioni repubblicane. Una crisi che tende – se possibile – ad aggravarsi, sia per la loro intrinseca debolezza ed incoerenza (che la nostra riforma cercava di correggere), sia per i colpi che vengono loro inferti da forze politiche che intendono cambiarle profondamente, non attraverso una revisione della Costituzione, ma piuttosto con una azione politica anticostituzionale. Molti, a sinistra, sembrano accettare – o addirittura preferire – che il tema della crisi dello Stato e della debolezza delle istituzioni venga tolto dall’ordine del giorno: troppi tentativi frustrati, troppo forti le resistenze conservatrici.

Troppa la distanza tra le preoccupazioni e le aspettative dei cittadini e l’apparente astrattezza della riforma. Sarebbe un errore esiziale: per il Paese, innanzitutto, che non potrebbe partecipare da protagonista alla costruzione della nuova sovranità europea. E per i riformisti, il cui ambizioso progetto di cambiamento può realizzarsi soltanto in presenza di istituzioni democratiche dotate di forte legittimazione popolare e di effettiva capacità di decidere; e di una società nella quale oriscano autonome “organizzazioni” del pluralismo sociale, culturale ed economico, ciascuna nel rapporto con le altre e tutte impegnate nel discorso pubblico con le istituzioni repubblicane. L’Italia ha bisogno di superare il bicameralismo paritario, eliminare enti ormai superati come il CNEL, ridurre il numero dei parlamentari e contenere i costi di funzionamento delle istituzioni, rendere più efficienti i rapporti tra Stato e Regioni, facendo chiarezza tra le competenze ed eliminando le sovrapposizioni. Abbiamo perso il referendum del 4 Dicembre, ma non possiamo rinunciare alla spinta riformista che ha contraddistinto sin dagli esordi l’azione politica del Partito Democratico.

Allo stesso tempo, dobbiamo rinnovare la nostra fiducia negli ingredienti fondamentali delle democrazie liberali: parlamentarismo, separazione dei poteri, libertà di stampa, autonomia della scienza. L’esistenza di partiti liberi, indipendenti, democratici, è un bene pubblico che deve stare a cuore a tutti. Non possiamo rimpiangere i partiti monolitici del secolo scorso, anzi, dobbiamo modernizzare il PD, ma dobbiamo anche denunciare con forza la vera natura del Movimento Cinque Stelle: opaca e illiberale, piena di strumenti di dubbia costituzionalità. Abbiamo a che fare con un partito che vincola i suoi eletti contro l’articolo 67 della Costituzione e che propone il sorteggio come metodo di scelta dei membri del Parlamento. Questa minaccia, oggi più che mai concreta, deve spingerci a rafforzare la nostra democrazia parlamentare implementando nuovi e più pregnanti strumenti di accountability, ovvero meccanismi di confronto e rendicontazione efficaci nel rapporto eletti/elettori.

#sempreavanti -22 Giorni 0 Ore 34 Minuti 43 secondi al Congresso
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