Andare avanti per non arretrare di un millimetro.

Negli anni dei nostri governi il Partito Democratico ha avviato una nuova stagione di conquiste nell’ambito dei diritti civili e sociali. Chi vuole concepirli in opposizione non ha compreso l’importanza di queste sfide. Che restano per noi prioritarie. In pochi mesi il governo dell’odio di Salvini e Di Maio non solo non ha prodotto alcun avanzamento tangibile, ma sta mettendo a repentaglio anche i risultati raggiunti attraverso decenni di impegno e di sforzo collettivo nel Paese. Ovunque nel mondo la sfida dei democratici consiste nel guardare al futuro con gli occhi dei più deboli, degli sfruttati, degli emarginati. Ma è possibile realizzare tutto questo solo attraverso azioni e strumenti concreti non mediante le semplici dichiarazioni di intenti. Molto resta da fare nel nostro Paese ma non ci possiamo permettere di tornare indietro.

Il Partito Democratico è il Partito dell’inclusione, della parità, del rispetto e dell’autodeterminazione. Nel Partito democratico ciascuno deve sapere che sarà considerato e accolto soltanto per le proprie idee e per il proprio contributo e che tutti sono benvenuti nella nostra comunità indipendentemente dal proprio genere, età, etnia o nazionalità, credo religioso o filosofico, orientamento sessuale, identità o espressione di genere, caratteristica fisica, abilità o disabilità e status personale.

Nel Partito democratico valorizziamo le differenze come la nostra principale ricchezza. Il Partito democratico aspira legittimamente a governare una società complessa e composita come la nostra perché ha in sé, riconosce e celebra tutte le diversità che esistono nella comunità che vogliamo governare.

Lavoriamo per una società di persone libere nella propria dignità e uguali davanti alla legge. Per una società, però, dove sia la libertà che l’uguaglianza siano sostanziali, per cui – proprio come nei 200 metri dell’atletica leggera – a chi capita la curva più larga è riconosciuto il diritto di partire più avanti: è questo l’unico modo per garantire a tutti di correre la medesima distanza.

La parità tra le persone esiste solo se si manifesta tanto nella parte più esterna, sociale, della nostra vita di relazione quanto in quella più intima, legata ai diritti individuali della persona. Si tratta di un terreno in cui la politica ha sempre fatto fatica, e che sovente ha lacerato la sinistra e anche il nostro stesso partito: trovare un compromesso alto sui valori, perché di questo si tratta, è un esercizio complesso ai limiti dell’impossibile: sui valori, in genere, nessuno accetta di cedere, nemmeno di un millimetro.

Noi crediamo che l’unica soluzione sia invece esattamente quella opposta, quella dell’ascolto reciproco e della laicità del confronto – nel senso dell’abbandono di ogni posizione precostituita – tra le diverse posizioni: nella scorsa legislatura abbiamo portato a casa leggi storiche, a cominciare da quella sulle unioni civili e sul fine vita, proprio grazie a questo metodo di apertura e di sincera disponibilità reciproca.

La fiducia caparbia nella nostra capacità di trovare una sintesi tra punti di vista diversi non deve però mai condurci a uno stallo, e quando ciò accade è il principio della libertà individuale – fino al punto in cui non incontra il limite esterno della libertà altrui – che deve necessariamente prevalere. Il libro dei diritti dell’individuo è un racconto che si è scritto nei secoli e che si è dipanato sempre nella direzione dell’emancipazione e nella crescita degli spazi di libertà della persona. Il confronto tra opinioni diverse è di fondamentale importanza per poter osservare da varie angolazioni il progredire della nostra società e percepire con maggiore precisione e sensibilità il momento in cui il tempo per il cambiamento si fa maturo. Ma non possiamo dimenticare che la sinistra vive e si nutre della sua capacità di abbracciare il cambiamento anche per sfide che all’inizio sembravano impossibili e pazzi coloro che combattevano per realizzarle: il voto per le donne nella Londra dell’inizio del XX secolo, la fine della segregazione razziale e la parità di diritti per gli afroamericani, la parità tra i coniugi qui da noi fino al nuovo diritto di famiglia del 1975 e, appunto, la parità tra coppie etero e omosessuali recentemente acquisita anche in Italia. Il Partito democratico non può che stare da quel lato della storia.

#sempreavanti -22 Giorni 0 Ore 44 Minuti 36 secondi al Congresso
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