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All’Italia serve una classe dirigente di trentenni e quarantenni preparati e competenti.

Non c’è campagna elettorale nella quale non si pensi di utilizzare i giovani come specchietto per le allodole: si ripete che sono il nostro futuro e che quindi meritano considerazione. Noi proponiamo di invertire la prospettiva e imparare a considerarli non il futuro ma il presente di questo Paese e del nostro partito. Ai nostri ragazzi oggi, non domani, va garantito il diritto di studiare, a prescindere dalle condizioni di partenza. Il diritto al lavoro, a partire da un orientamento serio e ben finanziato e da esperienze di alternanza a scuola e nell’università. Il diritto a spendere in Italia le proprie competenze con programmi strutturali, non una tantum, per il rientro di coloro che sono momentaneamente all’estero. Ma anche il PD deve fare la sua parte per dare voce e rappresentanza ai giovani. Se non diamo modo ai giovani di crescere nei territori, non riusciremo ad avere nel breve periodo una classe dirigente radicata e competente in grado di aiutare il PD a rialzarsi.

La possibilità di generare futuro per l’Italia e per l’Europa passa necessariamente da un cambio di paradigma nei rapporti tra le generazioni. Non ci appassiona né la retorica disfattista che relega i giovani in contesti di passività e assistenzialismo, perché ritenuti non all’altezza, né la pericolosa retorica di entusiastico giovanilismo, che relega una generazione ad essere solo argomento mediatico. Ci facciamo carico di una proposta politica concreta e nitida, che attribuisce alle giovani generazioni un ruolo fattivo di protagonismo nell’oggi del nostro Paese e del nostro partito. I giovani non sono il futuro dell’Italia. Sono il cuore pensante del nostro presente, quel cuore capace di farsi carico fino in fondo della responsabilità di essere e costruire il volto possibile di un oggi che sia giusto, bello e generativo. L’Italia ha bisogno di liberare le energie coraggiose delle nuove generazioni, di lasciare che le intuizioni che le abitano, il loro senso innato di futuro, trovino già nell’oggi la possibilità di essere valorizzate e agire nel contesto comunitario. Serve generosità nelle politiche del Paese per

dare credito e fiducia ai giovani, per investire nella loro formazione, per riconoscere che i giovani sono capaci di produrre valore sociale, umano, economico. Il cambio di paradigma che proponiamo è quello di una rinnovata dimensione di scambio tra generazioni, capace di assegnare ai giovani un ruolo di connessione tra la storia che ha fatto grande il nostro paese e tutto il bello che ancora ci attende. Non basta dichiarare che serve una classe dirigente rinnovata. Serve liberare spazio per una generazione che è pronta, competente e preparata, chiamandola a contribuire responsabilmente all’elaborazione e all’azione politica del nostro partito e costruire valore e significati condivisi. Serve un nuovo metodo per fare politica, ridisegnando spazi e processi che permettano al partito di farsi abitare e contaminare dalla novità e dal coraggio di una umanità che esige di essere l’oggi e quindi farsi futuro.