Trasformare i problemi in opportunità

L’immigrazione va regolata e il peso dei flussi del Mediterraneo va condiviso e gestito in sede Europea. Lo abbiamo sempre detto e continueremo a ripeterlo: chi arriva in Italia arriva in Europa. Tuttavia il PD non deve avere imbarazzo nel denunciare le politiche del governo giallo-verde che stanno spingendo alla clandestinità migliaia di persone: il decreto Salvini è una vergogna nazionale. Se emergenza è un accadimento improvviso, non prevedibile, che ha un inizio e una fine, allora l’immigrazione non una emergenza. È una componente strutturale della globalizzazione. Ed è quella più carica di implicazioni sociali, culturali e civili: se non governata, quindi in grado di determinare insicurezza, paura e sofferenze sociali, soprattutto presso la parte più debole – per livello di reddito, di istruzione e di relazioni – della popolazione dei Paesi occidentali. Nell’insicurezza diffusa, l’angoscia di fronte al proprio futuro si rovescia in ostilità nei confronti dello straniero.

La soluzione è l’integrazione, non la criminalizzazione. L’Italia è un paese di emigranti che ogni anno, oggi, non a fine ‘800, non negli anni ‘50, vede partire migliaia di cittadini in cerca di opportunità: un paese con questa storia e con questo presente non può cedere alla xenofobia. Tutti gli studi economici e demografici peraltro confermano che l’immigrazione, se gestita come si deve, è una opportunità. E questi dati vanno saputi spiegare e raccontare a chi è vittima delle semplificazioni e degli slogan dei populisti.

La politica dell’immigrazione dei riformisti deve essere in grado di:

  •   Sottrarre alla criminalità organizzata il lucroso traffico di esseri umani. Gli immigrati legali possono viaggiare su mezzi sicuri: questa strategia si persegue aprendo un canale regolare di ingresso in Italia e in Europa, e sarebbe di per s in grado di ridurre le dimensioni dell’immigrazione irregolare;
  •   Sostenere credibilmente la via della costruzione di una piena sovranità dell’Unione europea sui propri confini;
  •   Costituire una apposita Agenzia europea che – con l’accordo dei governi dei Paesi di origine e di transito e con la collaborazione delle organizzazioni internazionali – agisca per verificare preventivamente la presenza delle condizioni per l’accoglimento delle richieste di asilo. Occorre poi, naturalmente, modificare il cosiddetto Regolamento di Dublino, ma quella trattativa non vede purtroppo l’Italia protagonista, Salvini e i suoi sono anzi spesso assenti, così come il governo è stato assente al momento della firma di un trattato strategico e importantissimo come il Global Compact, che va invece ratificato al più presto. Sul tema immigrazione è evidente che questo governo non ha alcuna proposta concreta, al netto degli slogan e cerca consenso nel caos e attraverso il caos. Per questo mette in discussione anche i sistemi di gestione virtuosa come gli SPRAR che noi invece dobbiamo difendere. L’Italia deve poi avere il coraggio di investire nei nuovi italiani, che devono sentirsi cittadini prima possibile. Il loro contributo alla società va riconosciuto per contrastare i pregiudizi e per costruire vera integrazione: è ora di dare modo ai bambini che concludono un ciclo di studi in Italia di diventare italiani. Lo Ius Culturae è un elemento di civiltà, non più rinviabile. Il Partito Democratico, partendo da queste premesse indiscutibili, deve farsi promotore delle politiche più avanzate per l’integrazione di chi già si trova sul territorio nazionale, soprattutto attraverso la formazione ed il lavoro. Deve anche assicurare che la legge e le regole di civile convivenza vengano rispettate da tutti: imprese e cittadini, italiani e stranieri. Il PD deve rivendicare con orgoglio il lavoro fatto su sicurezza e legalità e deve proseguire lo studio del territorio e delle tensioni centro-periferia dovute anche alla creazione, nel tempo, di veri e propri ghetti, che minacciano anzitutto la dignità di coloro che li abitano, italiani e stranieri. Per non lasciare indietro nessuno occorre costruire l’integrazione a partire dai territori, dal prezioso lavoro dei sindaci, delle associazioni, delle scuole, dei cittadini tutti.