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Il PD deve essere il partito dell’ambiente e dell’economia circolare.

La teoria secondo la quale dotare l’Italia di nuove infrastrutture significherebbe snaturarla o, peggio, metterne a rischio l’ecosistema è totalmente destituita di fondamento. Ne abbiamo già parlato. D’altra parte proprio l’assenza di infrastrutture efficienti ha aggravato negli anni alcuni serissimi problemi ambientali. Ed è qui che si inserisce il nostro impegno sull’economia circolare che ha bisogno di investimenti e tecnologie. Ma anche di una sincera vocazione alla sostenibilità: le risorse disponibili sono limitate mentre la popolazione è in continuo aumento. Dobbiamo tenerne conto.

I consumi di energia crescono più che proporzionalmente rispetto alla popolazione perché nel mondo aumenta il numero degli appartenenti alla classe media. Non è un fenomeno destinato ad arrestarsi: nella sola Asia, il ceto medio si avvia a raddoppiare nei prossimi 15 anni. Da 1 miliardo e mezzo di oggi a 3 miliardi. È questa una delle cause – la principale, anche se non l’unica – dell’aumento delle emissioni di CO2 in atmosfera. Cresce la domanda di energia e l’offerta insegue la domanda stessa. Tutte le fonti vedono aumentare il loro impiego, compreso il carbone: i combustibili fossili coprono l’85% del mix energetico, mentre il solo carbone copre il 40% della produzione di energia elettrica. Se ne deduce che sono urgenti scelte nazionali europee e globali per:

-aumentare la quota di elettrico sui consumi;
-cambiare l’equilibrio tra le diverse fonti, con l’aumento di quelle rinnovabili e la progressiva ma rapida sostituzione del carbone con il gas.

Per il trasporto, il petrolio non potrà restare l’unica fonte: il ricorso all’elettrico e al gas naturale dovrà essere incrementato, incoraggiando la ricerca verso tecnologie nuove, come l’idrogeno. Mentre la rete elettrica – a partire da quella delle grandi città – dovrà essere radicalmente ristrutturata se si vuole perseguire l’obiettivo del ricorso di massa all’auto elettrica.

Per il riscaldamento e il raffreddamento delle abitazioni, è indispensabile che le fortissime agevolazioni fiscali per gli investimenti in risparmio energetico, da tempo in vigore in Italia, trovino facile e diffusa applicazione nei grandi palazzi costruiti negli anni ’50, ’60, ’70 e ’80 del secolo scorso.

In questo contesto, è indispensabile rivedere – alla dimensione italiana – interventi e incentivi per le fonti rinnovabili, che hanno ottenuto risultati positivi, ma si sono affastellati l’uno sull’altro, con conseguenze pesanti sulla bolletta energetica di famiglie ed imprese. Così come è possibile ridisegnare gli sgravi alle imprese energivore, limitandoli a quelle che operano in misura significativa sul mercato internazionale. Più in generale, il PD deve assumere impegno formale ad esplicitare e a rendere pubbliche le conseguenze di ogni intervento legislativo e/o regolatorio sulle bollette, analiticamente, per ciascuna fascia di consumo. Per le famiglie italiane a reddito medio-basso, la bolletta energetica costituisce un costo fisso che incide significativamente sulla spesa mensile. Diminuirla consente di migliorare il loro benessere.

Il PD deve inoltre presentarsi quindi come il soggetto politico più seriamente impegnato sulle sfide del cambiamento climatico. La sfida del riciclo e del riuso non deve essere solo un obbligo del consumatore: non possiamo scaricare solo sui consumatori la responsabilità del cambiamento. I meccanismi di coinvolgimento dei produttori di rifiuti vanno estesi, così come i disincentivi al packaging eccessivo. Sia a livello nazionale che locale è necessario investire su molti fronti:

  •   Nuovi modelli di mobilità incentrati su mobilità elettrica, biciclette, trasporto pubblico;
  •   Meno Rifiuti, più Riuso, più Riciclo;
  •   Obiettivo deplastificazione;
  •   Limitare consumo di suolo, cultura della demolizione e ristrutturazione;
  •   Riforestazione per combattere il surriscaldamento;
  •   Agricoltura sostenibile e cura dei territori;
  •   Riattivare il progetto “Casa Italia” e l’Unità di Missione sul dissesto idrogeologico. L’economia dell’usa-e-getta non funziona più: non è solo anti-ambientale, è anti- economica. Occorre quindi ribaltare il sistema produttivo e sensibilizzare imprese e cittadini (anche attraverso l’educazione ambientale a scuola) affinché si comprenda che questo sforzo ha un valore non solo etico ma anche economico. Favorire l’economia circolare vuol dire puntare tutto su processi produttivi costantemente innovativi, sulla ricerca continua, sull’uso più efficiente delle risorse sulla produzione minima di rifiuti che da problema diventino opportunità. Anni di miopia e paura di assumersi la responsabilità di scelte difficili hanno lasciato molte grandi città nel mezzo di perenni emergenze rifiuti. Il PD deve rassicurare la popolazione sul ruolo residuale, ma indispensabile dei termovalorizzatori. Tanti altri strumenti devono essere messi in campo, ma dobbiamo denunciare con forza l’ideologia grillina secondo la quale il ciclo dei rifiuti si chiude con strumenti bizzarri e velleitari come il club del riciclo e del baratto. La cosiddetta green economy è la prova che la sostenibilità non è un costo ma un investimento e una opportunità. Le imprese italiane sono all’avanguardia nel mondo in molti settori. Le istituzioni italiane devono cogliere la doppia opportunità di aiutarle e sostenerle anche favorendo la diffusione dei loro prodotti. Gli studi sul settore green della nostra economia ci dicono che le imprese verdi hanno superato il decennio della crisi con performance migliori di occupazione, investimenti e export. Parliamo di decine di migliaia di imprese che producono beni e servizi legati al risparmio energetico, alla sostenibilità e alla riduzione delle emissioni: pannelli solari, efficienza energetica, macchinari per il riciclo delle materie prime, arredo in legno, materiali da costruzione rinnovabili, agroalimentare biologico, trasporto individuale o di massa a basso impatto ambientale). Essere ambientalisti oggi non solo è giusto – come ha ricordato Greta Thunberg, coraggiosa quindicenne svedese, ai leader mondiali riuniti per la Cop24, la conferenza mondiale sul clima – ma è anche vantaggioso economicamente. In questo caso etica e mercato possono camminare insieme. È un’opportunità da valorizzare fino in fondo.