L’Italia deve tornare a guardare al cambiamento con fiducia, a partire dalle infrastrutture.

Dobbiamo contrastare l’ideologia della decrescita felice (che poi, come si vede, felice non è) e l’ostilità alle infrastrutture: non possiamo arretrare di un millimetro su questo terreno. La velocità e l’efficienza dei sistemi infrastrutturali occorrono non solo alle imprese che esportano, ma anche e soprattutto ai cittadini. La mobilità è un valore progressista. Frenare la costruzione di nuove infrastrutture significa impedire ai cittadini delle periferie urbane e delle province di raggiungere una scuola migliore, un posto di lavoro, un luogo di aggregazione sociale più sano, un impianto sportivo, la strada materiale e immateriale per un futuro migliore.

Futuro significa anche avere una idea chiara e coerente del punto di arrivo cui si ambisce. Basti pensare che l’Italia intera ha meno chilometri di metro della sola città di Madrid: il percorso da fare è lungo e impegnativo. Il governo gialloverde sta operando in maniera confusa e contraddittoria perché non ha una visione di futuro chiara: le tensioni sul mercato dei titoli di stato italiani, e i tanti effetti che queste hanno già prodotto, sono il risultato dell’ambiguità del Governo nella politica economica e nella politica estera, ma anche negli investimenti infrastrutturali. L’incertezza e la mancanza di coerenza sono pericolose quanto le politiche sbagliate.

Gli investimenti nelle grandi opere vengono spesso attaccati invocando motivazioni ambientaliste anche quando si tratta di progetti con un evidente impatto positivo sulle emissioni di CO2. Questo é evidente nel caso dei trafori alpini e delle reti metropolitane.

Il PD deve sostenere senza esitazione la conclusione dei grandi progetti ferroviari ad alta velocità Torino-Lione, Terzo Valico, Brescia-Padova, Napoli-Bari, i cui benefici economici e ambientali sono indiscutibili. Dobbiamo però mostrarci non meno interessati alle necessità della periferia, del mezzogiorno e in generale dei pendolari e immaginare soluzioni infrastrutturali che facilitino la vita dei cittadini di quelle aree.

In questo senso i nostri governi avevano dimostrato di avere una strategia, un orientamento chiaro in materia di infrastrutture e grandi opere: avevamo abbinato ai grandi piani nazionali gli interventi rivolti ai proprietari di case e alle periferie. Il governo giallo-verde invece sta producendo segnali contraddittori, manca di una strategia, posticipa le decisioni, si nasconde dietro commissioni tecniche, clausole contrattuali o penali. E fa un grave danno al Paese. Le infrastrutture di trasporto sono funzionali alla crescita. Gli imprenditori italiani riescono a esportare, ma lo fanno incorporando costi di trasporto superiori a quelli dei concorrenti europei. Il PD deve rivolgersi a loro così come alle grandi imprese di architettura e ingegneria che troppo spesso sono costrette a rivolgersi all’estero per mettere in pratica le loro straordinarie abilità tecniche. La retorica statalista di questo governo rappresenta una minaccia alle migliori forme possibili di collaborazione tra pubblico e privato nella realizzazione e gestione delle infrastrutture pubbliche di trasporto.

Il PD deve rappresentare l’Italia del SI, contrastando tutti i posizionamenti ideologici volti a spingere l’Italia sulla via della decrescita infelice.